Si può volare un pò più in alto senza scomodare Pindaro?

di Roberto Avanzi

Nell’era della politica individualista per eccellenza, dove non solo ci sono uomini soli al comando (qui la parità di genere pare non essere di facile applicazione) di preponderanti forze politiche, ma frotte di partiti e movimenti ad personam, tornare alla democrazia della colleggialità e delle scelte condivise sembra quanto mai impresa ardua.

A ben vedere, dove si tentano operazioni collegiali, le liti e le contrapposizioni diventano tali e tante che si rischiano rotture definitive.

Qui la politica dimostra in toto di risentire in maniera notevole dei mutamenti sociali, più una società diventa individualista più influisce sulla politica e i suoi attori, influenzandone comportamenti e modus operandi.

Pare completamente inutile l’usurata esortazione a: fare squadra, stare uniti e via dicendo, oggi, l’io politico prevale anche nelle piccole discussioni, nel confronto, se così lo possiamo ancora chiamare, in un qualsiasi dibattito.

Da qui la frammentazione che la fa da padrona accentuando forme di rappresentatività evanescente, prive di strutturazione politica e organizzativa, dove il senso, anche se spesso retorico, dei richiami valoriali viene seppellito dall’interesse supremo della sopravvivenza del singolo, rispetto alla minima necessità democratica contenuta in qualsivoglia statuto di un movimento politico o associazione culturale.

La decadenza culturale è anche questo, non una questione di profilo, ma di tutto tondo, dove gli anticorpi sembrano aver perso il loro effetto, inibiti dalla esasperante corsa al potere fine a se stesso.

Impelle la ricostruzione, il rilancio, il nuovo, che sostituisca il fai da te, il faccio io, il lascia che facciano, tanto poi…, impelle l’idea, l’impegno, la voglia, impelle un briciolo di analisi e auto analisi del periodo e dell’io politico.

O vogliamo arrenderci definitivamente seppellendo quel poco di passione rimasta? Vogliamo farci tentare da rigurgiti di ideologia o riusciamo a riallacciare il filo logico del ragionamento politico ridando nuovo respiro e strumenti al governo della Res Pubblica?

Su questi temi di fondo, reali, bisogna interrogarsi e discutere partendo dal presupposto che se la politica pretende di plasmare e guidare una società, in primis deve essere in grado di riformare se stessa mutando le proprie logiche.

Non basterà uno scatto di orgoglio o un richiamo a qualsivoglia teorema del passato, oggi serve il coraggio di intraprendere strade nuove e inesplorate che seppur sconosciute nei loro approdi diano un briciolo di speranza.

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Parliamo di scuola?

di Roberto Avanzi

Bastassero un Crocifisso ed un Presepio per rissolevare le sorti della scuola trentina saremmo a cavallo, a ben guardare servono interventi plurali che tengano conto di quelle che qualcuno chiama con autocompiacenza: “sensibilità”, ma che andrebbero ascritte ai paragrafi dei contenuti, dello sviluppo cognitivo, dell’istruzione e della meritocrazia.

Da sempre, inteso dagli anni sessanta in poi, quando si parla di scuola, a vari livelli, emergono posizioni distinte e spesso contrastanti fra loro, terminato il periodo storico , per lo meno localmente, “del saper scrivere e far di conto”, oggi la scuola ripropone ciclicamente i suoi bisogni e le sue contraddizioni, diventa di fatto espressione del disagio sociale, quale assunto del periodo storico che si sta vivendo.

Possiamo parlare di carattere distintivo allorché, intraprendendo un discorso educativo, proponiamo grembiulini e divise, ma il nocciolo della questione resta un’altro: la scuola prepara e forma con strumenti adatti tenuto conto dell’evoluzione (o involuzione per alcuni) sociale?

Ci sono oggi  corpi di insegnanti capaci di garantire la formazione delle future generazioni, avendo ben presente i periodi storici di preparazione degli stessi?

Io credo di si, servono però insegnamenti umanistici e scientifici che rispondano al mutamento dei tempi, alle esigenze ed alla trasformazione della società, in un contesto che esalta le difficoltà e ignora competenze ed esigenze.

La scuola non può essere terreno di scontro ideologico come spessissimo si è visto, deve tornare ad avere quel ruolo primario che è l’insegnamento quale pilastro portante della società civile, lasciando fuori dalla propria porta le beghe pseudo culturali e gli archetipi del ragionamento di parte.

Oggi intraprendere la carriera di insegnante è un percorso ad ostacoli spesso invalicabili, sentendo parlare di riforma, come ogni nuovo governo di solito propone, vengo i brividi, perchè aumenta la confusione e diminuiscono le opportunità per chi sceglie questo lavoro (o missione… spesso di questo si tratta).

Oggi la nuova Giunta provinciale ha difronte a sè una grande opportunità: quella di poter proporre una riforma che sia autonoma e capace, rispetto alle decisioni del governo nazionale, di dare risposte reali ai bisogni dei Trentini, su questo serve aprire un confronto politico a tutto tondo evitando gli errori del passato, ma sapendo che il cambiamento anche in questo settore è quanto mai necessario e urgente, al di là dei simboli e delle estrazioni culturali.

Casetta, casette e regali

di Roberto Avanzi

Dai sacchetti di sabbia intorno al monumento di Dante (opera definita artistica non che strategica per la cultura trentina, siguramente ricca di preveggenza) alla casetta per la Polizia municipale passando per le varie ristrutturazione del laghetto e così via, questa è la sintesi dell’amministrazione cittadina, segnali precisi di un percorso che sembra non finire mai, fesserie fatte con soldi pubblici dai risultati diciamo così: poco efficaci.

Vetro, cemento, riscaldamento, cannoni laser, pistole taser, sensori anti avvicinamento, manca qualcosa, forse le fionde per il lancio delle caramelle o qualcos’altro…? Costo previsto 250.000 euro, (armi escluse).

Secondo i grandi guru della sicurezza cittadina, funzionerà, immagino come deterrente, per pretendere di più meglio affidarsi al mago Otelma, allora: ne serve una alla stazione delle corriere, una in piazza Santa Maria Maggiore, una in piazza Centa, una in via Pozzo, comunque chiediamo ai cittadini di fare domanda ad un ufficio apposito, magari a Cinformi, per una dislocazione adeguata.

Un modo come un altro di rilanciare l’economia con intervento pubblico, finita l’ubriacatura da grandi opere: funicolari, funivie, metropolitane di superficie e sotterranee (ah già è finita la campagna elettorale), proponiamo le casette per la repressione del degrado e la salvaguardia della sicurezza, evviva.

Intanto ci sono quelle (casette) dei mercatini di Natale che scaldano il popolo, infreddolito dalle prime avvisaglie dell’inverno, fra brulè, parampampoli e qualche sgnapa, le preferisco, anche se vendono le stesse cose da anni piacciono ancora tanto.

Suggerimento, così tanto per risparmiare, cosa sgraditissima a certe amministrazioni, ma se proprio la si vuole fare “sta casetta”, con tutto il legname ora disponibile, farla di legno no? Meglio un cubo di vetro e cemento con progetto a  firma di una archistar?

Letterina a Babbo Natale, fai un regalo alla città di Trento, se non per le festività, almeno per la primavera portaci una nuova Giunta comunale, grazie.

Ripartire, ma da dove?

di Roberto Avanzi

Voto contro le ingiustizie o voto contro le paure o tutte e due? Una domanda che introduce, dopo l’analisi della distribuzione del consenso, il tema per il quale masse di voti si sono spostati in modo massiccio, ma estremamente complesso.

Premiata la Lega e ridimensionate le ambizioni dei molti movimenti della Coalizione del Cambimento, sulla qual cosa ci si dovrà soffermare in maniera particolare, è sulle prossime elezioni sia supplettive nei collegi trentini, che per le europee, che si pone l’attenzione politica.

Spiegare e capire, in modo plausibile, il voto, per maturare un percorso del tutto nuovo che dia impulso ad una aggregazione slegata dai partiti nazionali è il punto da cui partire.

Un punto di partenza che esula dalla composizione della Giunta, un quasi monocolore leghista di stampo vecchia democrazia cristiana, perchè gli impegni di amministrazione saranno tali e tanti che non permetteranno di produrre visione e respiro politico se non a chi sta fuori dal contesto del Consiglio Provinciale o all’opposizione.

In buona sostanza domandiamoci, se al di là del post ideologico, esiste ancora un importante spazio politico che possa essere, fra virgolette, occupato, da una forza politica con riferimenti popolari, senza rinvangare il passato, un partito popolare trentino di ispirazione autonomista e liberale, ma soprattutto se possa essere un’idea aggregante vista anche la notevole frammentazione partitica.

Vero che in situazioni di sconfitta si va nell’immediato alla ricerca di un qualcosa di nuovo, qui però, stando ai fatti, sembrano essere proprio le risultanze elettorali a evidenziare la necessità sopra citata.

La riflessione è aperta e il confronto ineludibile, superata la critica fase post voto, risentimenti compresi, la politica richiama alla responsabilità, per chi si sente ancora voglioso di partecipare, dando un contributo serio e sincero, le ambiguità lasciamole a chi non ha il coraggio delle proprie idee.

Che vogliamo fare?

di Roberto Avanzi

Proclamati gli eletti e in attesa di nuovi ricorsi, sale l’attesa per la composizione della giunta provinciale, a parte gli innumerevoli problemi da affrontare, devastazione dei territori compresa, resta, in tutta la sua evidenza e criticità, il problema politico della frammentazione e le sue eventuali conseguenze per il mantenimento della coesione nella coalizione del cambiamento.

Riuscirà il Presidente Fugatti ad accontentare tutti, senza scontentare l’elettorato leghista sensibile ad eventuali nomine poco gradite alla base?

Non dimentichiamo che presto si dovranno affrontare elezioni supplettive nei collegi uninominali e le europee, senza contare che il capoluogo sembra avviato ad una crisi imminente della sua giunta.

La situazione pone in rilievo il problema politico dello spostamento di una consistente massa di voti dai partiti popolari, così detti centristi, verso destinazioni, le più varie, su fronti opposti.

Se, e sottolineo se, il Trentino vorrà ancora rappresentare una specialità autonoma anche dal punto di vista politico, senza doversi in qualche modo “sottomettere” al consenso sempre più ampio dei partiti nazionali, dovrà prevedere e augurarsi la nascita di una forza politica che metta insieme le diverse e numerose “anime” che ora compongono il Consiglio provinciale.

Da dove cominciare? Questo il grande dilemma, l’interrogativo principe, ci sono oggi le condizione affinché qualcuno si prenda la briga di dare il “La” a questo percorso? Nella consapevolezza che il primo banco di prova potranno essere le future elezioni amministrative del 2020.

Porsi il problema è un conto, rispondere con i fatti tutto un altro, gli esiti delle elezioni però parlano chiaro, e cominciare a discuterne e ragionare in termini non solo astratti, ma di consapevolezza e proposta, personalmente lo ritengo utile se non indispensabile.

Dove e quando ci sarà una genesi, per ora resta imperscrutabile, qualche segnale tuttavia a partire proprio dai territori si intravede, come si usa dire dalla gente comune, che poi è quella che vota e conta.

Il sindaco cambia casacca

di Roberto Avanzi

La politica non si ferma neanche per il maltempo e la città, passata la paura per la piena dell’ Adige, assiste quasi indifferente all’ennesimo cambio nella giunta del capoluogo, l’impressione che il sindaco Andreatta sia passato alla civica Futura è più di una fantasia politica.

Siamo ad un ennesimo cambio di assessori e deleghe in un tentativo di portare a termine un mandato che non corrisponde più alla maggioranza che votò nel 2015, non solo, alcune mosse sembrano indebolire ulteriormente una coalizione quanto mai divisa e sfilacciata.

Il tutto con i problemi che restano irrisolti come ha evidenziato la recente campagna elettorale per le provinciali e i conseguenti esiti.

A questo punto tornare alle urne sarebbe la strada migliore per evitare che la l’amministrazione si trascini stancamente fino al 2020 tra beghe di palazzo e pretese personalistiche.

Se si vogliono fare apparire queste nuove mosse come una prova per ricompattare la coalizione e di conseguenza prepararsi alle prossime elezioni amministrative, il tentativo appare quanto mai maldestro, troppe contraddizioni e un elettorato proiettato a cambiare orientamento di voto in modo repentino, non garantiscono di certo una riedizione del centrosinistra autonomista.

Più facile pensare a dimissioni e nuove elezioni a breve, sapendo che sulla città la coalizione del cambiamento non dimostra la stessa forza elettorale dimostrata sui territori.

Staremo a vedere, intanto sarebbe comunque doveroso per rispetto verso i cittadini, dopo l’ennesima girandola di nomine e spostamenti, pensare a rimettere il mandato e assumersi  almeno questa responsabilità, mettendo fine ad una giostra che dati alla mano abbisogna di fermarsi.

Una vittoria con luci ed ombre

di Roberto Avanzi

L’esito delle elezioni provinciali sancisce di fatto la sconfitta del civismo, diviso e lacerato in troppi partitini legati ad una esasperante personalizzazione, utili solo a fare massa critica per la straripante vittoria della Lega.

Mentre alcuni partiti nazionali illusi dagli esiti dei risultati delle elezioni politiche, sono ridotti anch’essi ai minimi termini, nei centri più grandi della valle dell’Adige il centro sinistra detiene ancora una certa rappresentatività e ai movimenti civici vengono lasciati consensi irrilevanti.

Tiene bene il partito autonomista, nonostante la rissosità degli ultimi periodi della coalizione uscente.

Una vittoria della coalizione del cambiamento con luci ed ombre e per chi si è adoperato e impegnato in una civica, una sconfitta di proporzioni notevoli.

Il civismo rappresenta circa il 14% della coalizione in termini numerici e questo non è di certo, in un rapporto politico, un valore aggiunto, anzi vista la situazione (5 liste) favorisce operazioni di vecchio stampo, come si sta verificando nelle scelte per la composizione della Giunta.

Ora la domanda che ci si pone è quella classica: quale futuro per i movimenti civici anche in vista delle prossime elezioni amministrative?

Rispondere non è semplice, se lo si fa partendo dai risultati, allora la strada sembra essere quella di un rinnovamento totale che coinvolga donne, uomini, simboli e idee in una rifondazione del civismo su basi nuove che metta al centro la relazione umana nel dialogo politico quale valore fondante e ineludibile del gioco di squadra, punti sull’appartenenza ad una Terra con azione e pensiero autonomo rispetto ai numerosi partiti nazionali che in questo momento fanno la parte del leone, in quanto a consenso, nel panorama politico trentino.

Un’operazione necessaria se si crede ancora nella validità di una espressione politica territoriale, altrimenti il destino è quello della fagogitazione da parte dei partiti nazionali, ma anche per un preciso segno di rispetto nei confronti di chi ha creduto, impegnandosi a fondo e in prima persona, di poter rappresentare una giusta alternativa al voto leghista, seppur in coalizione con la stessa Lega.

Sullo sfondo i “mille perché ed i mille ma se”, programmi compresi e incompresi, una sola certezza: c’è ancora qualcuno che ha voglia di ricominciare, di impegnarsi in politica, ma con regole certe e meritocrazia, lasciando definitivamente perdere le vecchie e spesso sconcertanti regole del gioco, che a ben guardare poco hanno pagato, anzi?

Politica e civismo

di Roberto Avanzi

Civismo: Nobiltà di sentimenti civili, alto senso dei propri doveri di cittadino e concittadino, che spinge a trascurare o sacrificare il benessere proprio per l’utilità comune, (definizione Treccani).

Ma che cos’è il civismo, una politica di maniera partecipativa o qualcosa che maschera tentativi di trasformismo politico?

In questi giorni in Trentino stiamo assistendo al tentativo da parte di un gruppo di sindaci di presentare una lista con tanto di candidato presidente (assessore nella giunta di centro sinistra fino a pochi giorni addietro) con l’imprimatur della Civica per eccellenza.

É bene ricordare che il civismo ha radici lontane nel tempo, soprattutto nei comuni più piccoli, nato proprio dall’esigenza di affermare un concetto di politica che esulasse da etichette ideologiche, nazionali e guardasse agli interessi delle comunità superando in qualche modo divisioni anche ideologiche.

Oggi questa patente che si può solo ottenere all’esame dell’elettorato dal punto di vista della rappresentatività, a ben guardare, non molte formazioni, che andranno alle prossime elezioni, ne sono o ne verranno in “possesso”.

Niente di nuovo sotto il sole, quindi, ma una riproposizione che fatica a distinguersi da vecchi schemi nel momento in cui si ripropongono strutturazioni che partono da palesi contraddizioni e che non riescono a mascherare interessi che con il civismo sembrano palesemente in contraddizione.

Il tutto sembra essere un tentativo, quello dei sindaci, di sostenere un centro sinistra che non sa che pesci pigliare, non trovando al suo interno quelle risorse per riproporsi in modo credibile al suo elettorato.

Presto si dovrà giocare a carte scoperte e vedremo se sarà un tentativo “coraggioso” o di puro opportunismo.

Punti di vista e punti di riferimento

di Roberto Avanzi

Fra frammentazione, incertezza e confusione, la politica trentina trova un punto fermo: la coalizione di centro destra popolare e autonomista.

Dove albergherà, nel suo complesso, la vera rappresentanza territoriale di un civismo popolare ed europeista a difesa della complessità dell’Autonomia speciale di un territorio bisognoso di ritrovare l’identità perduta.

Ad ascoltare la lectio degasperiana, a Pieve Tesino, tutto il centro sinistra, pseudo civici compresi, in passerella, con alcune eccezioni, nell’affannosa ricerca di una coesione andata in frantumi sotto il peso delle più palesi contraddizioni.

De Gasperi e il popolo, un titolo quanto mai indovinato, visto l’ultimo decennio di governo della Provincia, per sottolineare il distacco del centro sinistra da quei valori tanto sbandierati e ripetuti, come un disco rotto, negli sterili discorsi propinatici per troppo tempo.

Dal “comitato di liberazione”, in men che non si dica, siamo passati “all’arco democratico popolare civico autonomista” (copyright ?), i sapori e gli accenti portano ad un passato remoto, storicamente legato a partiti che non esistono più (arco costituzionale si diceva) a dimostrazione che le idee sono poche e ben confuse.

Pur nel doveroso rispetto delle posizioni altrui, corre l’obbligo di sottolineare, ancora una volta, il principio del popolo sovrano assoggettato alle regole della democrazia e non al principio dell’oligarchia indotta, la tesi del: “o noi o il baratro” ad oggi non regge, non può funzionare di fronte alla esigenza di cambiamento che il cittadino reclama e che ha espresso nelle elezioni del 4 marzo scorso.

Il centro destra, e le formazioni che ne compongono l’insieme, parte da una posizione precisa: la soluzione dei problemi reali, attingendo ad un programma che vede al centro le esigenze dei Trentini e non quelle dei partiti, questa è una differenza sostanziale che spero gli elettori sapranno cogliere.

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